Il tema della videosorveglianza è particolarmente sentito da privati ed aziende, ma una cosa è l’uso in ambito personale, un’altra in ambito aziendale.
Oggi è facilissimo acquistare ed installare una piccola videocamera di sorveglianza: in commercio ne esiste un’ampia scelta anche a prezzi molto accessibili, con la possibilità di avere tutto sotto controllo tramite un’app sul telefono. Sembrerebbe tutto facile ma… abbiamo mai pensato alla sicurezza di questi dispositivi?
Un’altra soluzione è rivolgersi a centri specializzati. La differenza sta sicuramente nel costo e nell’uso che ne vogliamo fare, ma se si devono utilizzare gli strumenti di videosorveglianza a livello aziendale, questa è di certo la scelta consigliabile.
Quando si installa un impianto di videosorveglianza, è corretto chiedersi dove vanno a finire le immagini che vengono registrate, chi può accederci e, quando si cancellano, se effettivamente vengono eliminate dal sistema. Di conseguenza, c’è la possibilità che qualche malintenzionato possa accedervi?
Come sempre non c’è una risposta univoca, sia sul tema della sicurezza che della gestione dei dati.
Con che modalità gli hacker possono accedere alle nostre immagini?
Ci sono fondamentalmente due modalità per accedere in maniera fraudolenta alle immagini di una videocamera di sorveglianza: tramite la rete Wi-Fi o tramite internet, attraverso le falle di sicurezza dei sistemi. La strada più semplice è quella di accedere alla rete Wi-Fi sfruttando password deboli e posizionandosi vicino all’abitazione (ricordiamo che è importante utilizzare password complesse di almeno 12 caratteri), oppure possono essere utilizzate tecniche più evolute che simulano l’identità della rete di casa/ufficio per sostituirsi ad essa.
Altro aspetto da considerare è l’età della webcam. Le webcam obsolete spesso non sono più supportate dai produttori e di conseguenza non vengono rilasciati aggiornamenti adeguati. Ricordiamoci che affidarsi a produttori noti è sempre consigliabile, sebbene possano avere un costo più elevato.
Va detto che gli attacchi più comuni non sono del tipo sopra descritto, ma vengono effettuati da remoto. La sicurezza al 100% non esiste, si tratta sempre di un compromesso tra costi, rischio e valore delle informazioni che si vogliono proteggere.
Come capire se la webcam è stata compromessa?
Per un utente comune è abbastanza difficile accorgersi se una webcam è compromessa, al massimo ci si accorge che le performance del dispositivo sono peggiorate. È opportuno verificare sempre se si riesce ad accedere al dispositivo, perché l’hacker potrebbe aver cambiato le credenziali di accesso ed essere entrato nel sistema forzatamente. Infatti, si potrebbe notare che, se la webcam è motorizzata, “si muove da sola” o non è nella “solita posizione”: a questo punto meglio staccare la webcam dalla corrente e successivamente resettarla alle condizioni di fabbrica. Se poi la cosa si ripete, meglio valutare una sostituzione dello strumento.
Altri consigli utili:
– posizionare la webcam in modo che riprenda solo le aree di effettivo interesse (porta di accesso, finestre, esterno, ecc.). Quando non serve, oscurare la visione o spegnerla completamente;
– cambiare sempre la password di fabbrica, oltre ad aggiornarla periodicamente e non utilizzare la stessa per più scopi;
– installare la webcam su una rete VPN “ad hoc”, che blocca l’accesso di eventuali malintenzionati al solo device in uso e non permette l’accesso a tutta la rete di casa/dell’azienda;
– utilizzare i servizi cloud forniti dal produttore, anziché accederci direttamente dal web. Infatti, ogni nuovo dispositivo per accedere al cloud deve avere specifiche caratteristiche per autenticarsi e non sarà esposto direttamente online.
Ricordiamoci che la webcam non solo “vede”, ma anche “ascolta” e spesso può essere utilizzata come microfono da parte dell’utilizzatore remoto.
In conclusione
In caso di necessità di installare un impianto di videosorveglianza in azienda, meglio rivolgersi a fornitori specializzati. Se in azienda ci sono dipendenti, bisogna ottenere la preventiva autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro territorialmente competente oppure l’accordo sindacale con le rappresentanze sindacali aziendali o unitarie interne, laddove presenti.
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Ascom Servizi Padova spa
Padova, 25 febbraio 2026
